lunedì 15 dicembre 2014

Il grattacielo di Max Horkheimer. Voi a che piano scendete?

In attesa di specificazione della fonte e del nome dell'autore del disegno



"Vista in sezione, la struttura sociale del presente dovrebbe configurarsi all’incirca così: su in alto i grandi magnati dei trust dei diversi gruppi di potere capitalistici che però sono in lotta tra loro; sotto di essi i magnati minori, i grandi proprietari terrieri e tutto lo staff dei collaboratori importanti; sotto di essi – suddivise in singoli strati – le masse dei liberi professionisti e degli impiegati di grado inferiore, della manovalanza politica, dei militari e dei professori, degli ingegneri e dei capufficio fino alle dattilografe; ancora più giù i residui delle piccole esistenze autonome, gli artigiani, i bottegai, i contadini e tutti quanti, poi il proletariato, dagli strati operai qualificati meglio retribuiti, passando attraverso i manovali fino ad arrivare ai disoccupati cronici, ai poveri, ai vecchi e ai malati.
Solo sotto tutto questo comincia quello che è il vero e proprio fondamento della miseria, sul quale si innalza questa costruzione, giacché finora abbiamo parlato solo dei paesi capitalistici sviluppati, e tutta la loro vita è sorretta dall’orribile apparato di sfruttamento che funziona nei territori semi-coloniali e coloniali, ossia in quella che è di gran lunga la parte più grande del mondo.
Larghi territori dei Balcani sono una camera di tortura, in India, in Cina, in Africa la miseria di massa supera ogni immaginazione.
Sotto gli ambiti in cui crepano a milioni i coolie della terra, andrebbe poi rappresentata l’indescrivibile, inimmaginabile sofferenza degli animali, l’inferno animale nella società umana, il sudore, il sangue, la disperazione degli animali.

Questo edificio, la cui cantina è un mattatoio e il cui tetto è una cattedrale, dalle finestre dei piani superiori assicura effettivamente una bella vista sul cielo stellato."


Max Horkheimer, «Il grattacielo», da Crepuscolo.
Appunti presi in Germania 1926-1931, Einaudi 1977, pp. 68-70

Max Horkheimer (1895-1973) è esponente della Scuola di Francoforte.
Il suo pensiero si configura come una critica globale della moderna civiltà occidentale e di quella "logica del dominio" che egli identifica come base di ogni sua manifestazione sociale, economica e culturale. 
Post scritto pensato alla Giornata internazionale per i diritti degli animali, e alle parole di Rita Ciatti su questo evento e su quel che ha suscitato.

3 commenti:

  1. Un disegno impietoso, tanto crudo quanto vero. Ma in quella base ci siamo anche noi "umani". Forse non ce ne rendiamo conto.

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  2. Grazie Giovanni per aver messo il link alle mie riflessioni. :-) L'estratto di Horkheimer è sempre un pugno allo stomaco e non smette mai di far riflettere.

    @ Santa S: anche noi siamo sfruttati, indubbiamente. Siamo schiavi e aguzzini insieme. Ma nei confronti degli animali, sempre e solo aguzzini. Chiediamoci il perché.

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  3. Ciao Rita, ti ho linkata perché quel che hai scritto ha toccato alcune corde anche mie. L'esperienza dell'attivismo di piazza è davvero forte, e anche istruttiva. La vedo e la vivo un po' come le ore passate in canile, o gli incontri pubblici con educatori (come Luca Spennacchio), o filosofi (come Leonardo Caffo o Roberto Marchesini), o psicologi (come Annamaria Manzoni), che 'ricaricano le pile - oltre che (ri)metterci di nuovo di fronte ai problemi - insieme alle soluzioni che sono state escogitate, elaborate.

    Questo appunto di Max Horkheimer mi si è impresso fin dalla prima lettura - è sorprendente per l'epoca in cui è stato scritto e soprattutto perché il filosofo NON è un pensatore specificatamente antispecista (questo nome e i concetti collegati non esistevano ancora!).

    Santa, probabilmente molti non si rendono conto di essere sfruttati, di essere ridotti a meri consumatori - o se lo 'scoprono', pensano che tutto sommato gli vada bene così. Horkheimer, non a caso colloca alla base proprio anche molti umani, ma - a differenza di moltitroppi filosofi o meno - non si dimentica dell'oltre-l'-umano che sta nelle fondamenta, al di là delle mura fisiche e mentali che abbiamo eretto, dimenticandoci che anche noi siamo animali e che condividiamo con gli altranimali lo stesso destino. Le riflessioni sono tante - quelle che si possono fare e che sono state fatte. Mi piace pensare che il pensiero di Horkheimer possa diventare un trampolino, per i lettori più arditi e e aperti, per tuffarsi in un mare del tutto da scoprire - il mare dell'antispecismo.
    Chiediamoci il perché -diventiamo quindi filosofi un poco anche noi, in quanto PERCHE' è una delle domande-motore della filosofia - noi umani, quando abbiamo a che fare con gli altranimali, siamo sempre dal lato degli aguzzini, dei carnefici - anche il più reietto, paria tra gli uomini, può sempre permettersi uno schiavo-animale da sfruttare, da tormentare, da uccidere.

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